Mese: giugno 2015

Una scena tratta da una produzione televisiva del 1938 de "I Robot Universali di Rossum", il dramma fantascientifico che ha introdotto il termine "robot" in molte lingue del mondo.

Homo ex machina

Di Samuele Vinanzi
«Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancor di più; si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d’oggi, ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola.» – Isaac Asimov
Quello dell’uomo meccanico, artificiale, è un tema ricorrente nella storia dell’uomo e che ha le sue origini molto tempo prima dell’avvento delle nuove discipline scientifiche che ormai sembrano aver imposto i propri canoni alla materia. Già nella mitologia ebraica si faceva riferimento ad una creatura nota con il nome di “golem”, che nella sua etimologia vuol dire “embrione”, “materia grezza” e che fece per la prima volta la sua apparizione nell’Antico Testamento. Secondo la cabala, un praticante di arti esoteriche sarebbe stato in grado di costruire un corpo fatto di argilla e di dargli vita pronunciando la corretta sequenza di parole magiche. Il golem, a quel punto, si sarebbe animato come un essere dalla forza incredibile ma privo di parola, di saggezza e della facoltà di discernimento: in altre parole una vera e propria macchina, un servitore atto ad obbedire al suo costruttore umano.
Con il lento moto della ruota del tempo, la storia dell’uomo pullulò di un grande numero di episodi incentrati sugli automi. Giusto per citarne un esempio, la leggenda vuole che nel IV Secolo a.C. un allievo di Pitagora, tale Archita da Taranto, progettò una colomba meccanica in grado di volare di ramo in ramo, ma più in generale tutto il medioevo è costellato di racconti secondo i quali strabilianti inventori siano stati in grado di costruire macchine in grado di eseguire i compiti più svariati. La distinzione tra mito e realtà in questi casi è molto labile, complice la mancanza di reperti (spesso si racconta che tali macchine furono distrutte, come nel caso della macchina oracolare di Tommaso d’Aquino), ma ciò che importa sapere è che l’interesse per la costruzione di un uomo meccanico non è di origine moderna, bensì affonda le sue radici nell’alba dei tempi.

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La risposta è 42

Di Selenia Anastasi

 

È un fatto importante, ancora che comunemente noto, che le apparenze molto spesso ingannano. Per esempio, sul pianeta Terra, l’uomo ha sempre pensato di essere la specie più intelligente del pianeta, quando invece era la terza.” – Guida Galattica per gli Autostoppisti

Perché ho deciso di intraprendere questo blog e soprattutto perché ho deciso di aprire il mio primo intervento serio citando una commedia? Semplice: non pretendo di fornire risposte esaurienti, anzi, direi che il presupposto da cui parto non è assolutamente quello di fornire delle risposte a domande che l’Uomo si è sempre posto da che ne ha memoria (o meglio, da che ha la possibilità di indagare la propria tradizione). Quello che intendo iniziare, qui, è un cammino, nel modo più disinteressato e spero più divertente possibile. Un viaggio all’interno della dimensione umana, da ciò che era a quel che è diventato col passare del tempo e delle epoche. Non è un mistero che l’uomo si interroghi da sempre sulla sua natura e sul perché della sua esistenza, non è un argomento così innovativo da affrontare, né così semplice e privo di controversie; credetemi: sono consapevole di scalare una montagna particolarmente alta la cui vetta, probabilmente, non è ancora stata intravista da nessuno nemmeno da lontano, ma mi getto in questa avventura con l’entusiasmo di uno scalatore ingenuo e ignorante a cui non importa di arrivare alla meta, bensì che ha a cuore il percorso, compiuto insieme a chi avrà avuto la volontà e l’interesse di seguirmi in questa mirabolante impresa.

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