Mese: agosto 2015

La consapevolezza delle macchine

Di Samuele Vinanzi

«Homo sum, humani nihil a me alienum puto»: sono un essere umano, non ritengo a me estraneo nulla di umano – Publio Terenzio Afro

Avendo passato gli ultimi dodici mesi nello studio della Robotica e dell’Intelligenza Artificiale, mi sento di poter dire che, nel mio modesto parere, la frase che meglio rappresenta lo stato dell’arte di questa branca della scienza è stata pronunciata da un mio professore durante una sua lezione in aula: «l’intelligenza sta negli occhi di chi osserva».

Con questa frase si vuole lasciare intendere che, ad oggi, siamo molto lontani dalla realtà fantascientifica che vorrebbero mostrare i film e i romanzi in cui si dipingono storie che ruotano intorno a macchine senzienti, intelligenze artificiali talmente complesse da iniziare ad agire in totale autonomia in qualsiasi tipo di ambiente e circostanza, che possano provare amore e sentimenti oppure che siano mosse dall’istinto di conquistare la Terra e di soggiogare la razza umana. Tuttavia, seppur i nostri software attuali siano molto meno complessi, c’è da chiedersi: è giusto porsi degli interrogativi a proposito delle macchine consapevoli? Se è vero che ora come ora sembra rendersi necessario un mastodontico impegno di studio e di ricerca nella branca per riuscire a risolvere la grandissima quantità di sottoproblemi che andrebbe a caratterizzare un’intelligenza artificiale di livello umano (non per ultimi problemi che potrebbero apparire banali, per quanto stiano al fondamento stesso di quest’idea, ma che rappresentano un elevato grado di sfida per i progettisti, quali la sintesi di linguaggio e il riconoscimento della semantica all’interno di frasi recepite), dall’altro lato nessuno di noi è estraneo alla rapidità con cui avanza il progresso tecnologico. Se ad oggi l’idea di un robot che possa provare sentimenti può sembrare così fantasiosa, non è difficile pensare che tra qualche anno questo obbiettivo potrebbe non sembrare così impossibile da raggiungere. Se allora accettiamo queste ipotesi e assumiamo che sia possibile, nel corso delle prossime decadi, di riuscire a vedere realizzata un’intelligenza artificiale che possa competere con i prodotti della fantasia di registi e scrittori, allora non possiamo permetterci il lusso di giungere impreparati fino a quel giorno.

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