Il futuro è passato alla Maker Faire

Di Marilena Pintagro

Il 16, 17 e 18 ottobre 2015 all’interno della città universitaria de La Sapienza si è tenuta la terza edizione della Maker Faire Rome.

E che è ‘sta Maker Faire?

Questa è stata la domanda più gettonata delle ultime due settimane. Per dirlo in parole comprensibili anche a mia nonna “‘sta Maker Faire” sarebbe “La fiera delle invenzioni”.
Non voglio stare qui a stilare classifiche delle 10 cose più belle che ho visto alla Maker Faire, principalmente perchè non saprei a chi dare il primo posto fra la stampante 3D più grande del mondo e quel gran pezzo di robot di Walkman, ma anche perchè di cose meravigliose in due giorni a spasso per la fiera ne ho viste talmente tante che una top ten non basterebbe.
Come ha detto durante la conferenza di apertura il Rettore de “La Sapienza”, Eugenio Gaudio, il motto della nostra università è “Il futuro è passato qui” e lo possiamo dire in senso letterale: quello che per tre giorni è stato esposto nei padiglioni costruiti per l’occasione nella città universitaria, fra pochi anni sarà in tutte le nostre case.
Quattro in particolare sono stati i protagonisti assoluti che ci hanno permesso di fare un piccolo viaggio nel tempo nel prossimo futuro.

I droni. Di ogni tipo e specie, con addirittura una voliera interamente dedicata a  loro in cui fare prove di volo e assistere ad esibizioni di piloti esperti. C’erano droni per ogni destinazione d’uso immaginabile: dalla ricognizione aerea (si trovano anche diversi video della Maker Faire ripresa dall’alto proprio da alcuni di questi droni) al portare il segnale Wi-Fi nei posti più remoti, ci sono droni per tutti i gusti, e pare proprio che ben presto li vedremo svolazzare qua e là nei nostri cieli.

Le stampanti 3D. C’è solo l’imbarazzo della scelta su come classificarle: dalla più grande del mondo, portata dai maker del WASProject, alla più piccola, la Olo3D, da quella che stampa ceramica a quella che stampa crepes, se il padiglione delle stampanti avesse avuto uno slogan questo sarebbe stato “Se puoi pensarlo, puoi stamparlo“. E non sto esagerando, potete chiedere conferma ai ragazzi dello stand in cui la gente veniva scansionata e ristampata in scala. L’unico grande punto interrogativo che mi è rimasto (e sì, volendo avrei potuto stampare anche quello) è perchè la già citata stampante 3D più grande del mondo venga utilizzata per creare costruzioni in cemento e non biscotti.

Arduino & co. Prendi una scheda che puoi programmare a tuo piacimento per fare qualunque cosa e combinala con tutti i sensori che ti vengono in mente: c’è chiaramente il potenziale per creare di tutto. Ed effettivamente con queste schede alla Maker Faire ci hanno fatto proprio di tutto. La più usata è stata ovviamente la Genuino, ma anche le altre varianti si sono difese bene. Menzione d’onore alla Genuino 101, la nuova scheda della Intel, che è stata annunciata proprio in occasione della conferenza di apertura di questa Maker Faire e che è stato possibile vedere da subito in funzione allo stand della Intel (fra l’altro in una delle applicazioni presentate agli stand sono state usate delle action figures di Doctor Who, giusto perchè alla nerdosità non c’è mai limite!). Tantissime le applicazioni presentate anche nell’ambito dell’Internet Of Things e degli Smart Spaces, dalle serre intelligenti alla macchina per il caffè a comando vocale (allo stand UDOO). Prima di visitare la fiera si scherzava sul fatto che fra qualche anno inventeranno anche “la caciotta che twitta” e invece allo stand del fablab “Famo Cose” abbiamo trovato “The Pasta Code”, una macchina che permette di comandare via Twitter la stampa di tagliatelle personalizzate.. Ci siamo andati quasi vicino!

I robot. Lasciatemi essere nerd e poetica: una Maker Faire senza robot è come un Arduino senza shields. Anche su questo punto la fiera non ha assolutamente deluso e ne ha portati per tutti i gusti. C’erano il già citato Walkman, dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che ha avuto l’onore di tagliare il nastro alla conferenza di apertura (e che dal vivo è davvero molto più grande e imponente di quanto non sembri in foto!) e la One Love Machine Band – detti anche i Robo-Pooh – con un palco tutto per loro su cui si sono esibiti per i tre giorni di fiera. Ma non c’erano solo super-robot giganti che sembrano usciti da un film con Will Smith, in giro per i vari stand ho incontrato anche molti NAO, programmati per le più svariate funzioni (per dirlo sempre come lo direi a mia nonna: i NAO sono robot alti circa mezzo metro prodotti “già assemblati” e che poi vanno programmati in base alle necessità), e tanti altri robot più piccoli ma non meno super degli altri: fra questi non posso non citare 4UDE, allo stand di Officine Robotiche, che non solo assomiglia al protagonista di un famoso film sui robot (vi lascio indovinare quale), ma che anche dal punto di vista hardware e software non ha proprio nulla da invidiare ai robottoni di cui sopra.

I piccoli maker. Ok, avevo detto quattro protagonisti e con loro siamo a cinque, ma tecnicamente i bambini sono umani e quindi non contano, anche se a voler essere pignoli i loro genitori sono proprio dei maker per definizione e quindi dovremmo contarli.. diciamo che nel dubbio li consideriamo come bonus e via. Alla Maker Faire c’erano tanti, tantissimi bambini che giravano non solo nei padiglioni dell’area kids, ma anche per tutti gli altri stand della fiera guardando entusiasti tutte le varie invenzioni esposte. Ho visto nei loro occhi un senso di meraviglia e di stupore che noi “grandi”, soprattutto chi c’è dentro per studio/lavoro, a volte trascuriamo o diamo per scontato e che invece dovremmo stare bene attenti a non perdere mai, perchè è proprio quello che a un certo punto della nostra vita ci ha fatto capire cosa avremmo voluto fare da grandi, ed è proprio quello che – magari in questi tre giorni di fiera – ha fatto capire a questi ragazzi cosa faranno da grandi. Chissà quanti di loro potremmo addirittura trovare che espongono le loro creazioni alle Maker Faire dei prossimi anni!

Concludo, tornando al presente, dicendo che questa Maker Faire è stata davvero un’esperienza interessante ed organizzata in modo da essere ben apprezzata da chiunque: dai bambini, come già detto, agli adulti di qualunque età e con qualunque livello di esperienza in campo tecnologico, dalla mamma le cui uniche conoscenze di robotica vengono dai cartoni animati degli anni ’80 alla figlia che studia ingegneria informatica e vede quasi quotidianamente ricercatori portare a spasso i loro robot per il dipartimento.

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