Future Decoded: una giornata col CEO di Microsoft

Di Marilena Pintagro

Correva l’anno 2000: il mondo si riprendeva dallo spavento del millenium bug, Britney Spears pubblicava il suo secondo album, Zoff allenava la nazionale e una bimba di 9 anni si apprestava a leggere il suo primo libro di informatica, curiosa di saperne di più sul computer arrivato in casa da qualche mese. In questo bel libro erano spiegate un sacco di cose e in particolare un intero capitolo era dedicato a Windows, un “sistema operativo” che faceva girare tutto quanto. Questo Windows era creato dalla Microsoft, un’azienda fondata da un tale Bill Gates. “Ah!” si disse la bambina “finalmente nominano una persona vera!”, perchè, in effetti, il nome di questo Bill Gates era il primo che appariva nel libro, visto che negli altri capitoli si descrivevano solo programmi e componenti hardware. La bimba ci riflettè un po’ su e, mostrando un precoce fiuto per l’economia e gli affari, decise: “Da grande sposerò Bill Gates e diventerò co-proprietaria della Microsoft!”. Il piano era brillante, c’era però un solo problema: la differenza di età era davvero parecchia. Ma la bambina non si diede per vinta, ci ragionò un po’ su e cambiò il suo piano in: “Sposerò il figlio di Bill Gates ed erediterò la Microsoft!”.

Quindici anni – e qualche lezione di economia – dopo, arriviamo al 12 novembre 2015, giorno in cui Satya Nadella, CEO di Microsoft (o, per i non addetti ai lavori, quello che ha preso il posto di quello che ha preso il posto di Bill Gates), fa il suo primo talk in Italia, in occasione del Future Decoded a Roma. Ovviamente non potevo perdere un evento del genere e la piccola digressione iniziale è per dare un’idea di quanto aspettassi con ansia un evento del genere.
Ma la giornata non si può assolutamente ridurre solo ai 45 minuti di intervento di Mr. Nadella, tutti i talk a cui ho assistito mi hanno colpito ognuno a modo suo, quindi procediamo con ordine.

Vi è mai capitato di trovarvi davanti a un quadro o a un affresco particolarmente grande, di coglierne i vari dettagli da vicino con vago interesse e poi restarne ammaliati quando vi allontanate abbastanza da vederlo nella sua interezza? Ecco, questa è stata esattamente l’impressione che ho avuto mentre, all’inizio del keynote scorrevano le immagini della storia recente di Microsoft: “Ah, questo l’avevo sentito.. Questo lo avevo letto su Twitter.. Di quest’altro me ne aveva parlato un compagno di università..”  una serie di eventi riguardanti i prodotti Microsoft (l’avvento di Cortana o l’uscita di Windows 10, giusto per citarne un paio) che decisamente non sono passati inosservati nel nostro quotidiano, ma solo vedendoli in sequenza uno dopo l’altro mi sono resa conto del cambio di rotta che sta prendendo l’azienda di Redmond.

E nel corso della giornata è stato sempre più evidente che non fosse solo una mia impressione: toglietevi dalla testa l’idea stereotipata di un’azienda “monolite”, con software pesanti e strettamente dipendenti l’uno dall’altro, che approfitta del monopolio del settore ai danni del povero utente medio. Ho visto speaker presentare i loro tools Microsoft usando Linux virtualizzato su un Mac… è stato quasi come andare al Burger King e vedere il Colonnello del KFC che ordina un McChicken. E invece è tutto vero: anche i sistemi UNIX sono diventati sempre più appetibili e user-friendly negli anni, e alla Microsoft se ne sono fatti una ragione. Ecco quindi che su Ubuntu puoi usare senza problemi Visual Studio Code e da iTunes è possibile scaricare in pochi click la suite di Office365. Ovviamente in tutto ciò il povero Windows non è stato abbandonato a se stesso, anzi, ed è scontato che per avere un’esperienza completa è bene restare sempre sullo stesso brand, ma adesso chi vuole andare sul cross-platform non è più così svantaggiato come lo era fino a pochissimi anni fa.

È evidente quindi che “l’innovazione di Microsoft non può prescindere dell’innovazione della tecnologia”, come ha detto Maurizio Riva, di Intel che, insieme ai rappresentanti di 4Ward ed Engineering, ha presentato il rapporto della sua azienda con Microsoft e con la tecnologia in generale. Del suo intervento mi ha colpito anche la parte in cui sottolineava l’importanza della presenza social di un’azienda: “Rifiutare i social media significa voler fare la fine dei dinosauri”, che è una verità assoluta al giorno d’oggi, purchè si affidi la propria immagine a un Social Media Manager degno di tale nome (pubblica questo articolo fra le 17 e le 18 per favore, e senza aggiungere emojii).

A questo punto ai più sorge spontanea un’osservazione: “bella la Microsoft, bella l’innovazione, bella la tecnologia.. ma tanto se uno aspetta di fare certe cose in Italia può anche morire di vecchiaia”. Proprio questo tema ha toccato Carlo Purassanta, CEO di Microsoft Italia, nel suo keynote: “Si possono fare innovazione e occupazione in Italia“, ha detto, “l’Italia ha bisogno di ritrovare coraggio“. Un discorso che ha dato un po’ da riflettere, alla luce di ciò che ha detto anche Nadella a proposito del nostro paese, che è patria di innovatori ed esperti di design, che è un’incredibile fucina di startup e che Microsoft non vede l’ora di fornire gli strumenti ideali a realizzare le idee degli italiani. Come dicevo, discorsi belli e davvero entusiasmanti, soprattutto per chi è ancora incerto sul percorso lavorativo da intraprendere, peccato che l’entusiasmo si affievolisca un po’ scontrandosi con la cruda realtà dei fatti: ad esempio proprio la Microsoft non ha team di ricerca e sviluppo in Italia, e nel bel paese si occupa principalmente di fare consulenza ad altri enti e aziende.

Questo però non vuol dire assolutamente che alla Microsoft non piacciano gli italiani, anzi! Lo sa bene Giorgio Sardo, laureato al Politecnico di Torino e ora a Seattle come Senior Director del team Developer Experience & Evangelism di Microsoft, che ci ha letteralmente incantato nel suo keynote presentando diverse demo: dalla fotocamera con riconoscimento automatico delle emozioni all’activity tracker che registra i movimenti e permette di controllare un’orchestra sul tablet, come un vero Riccardo Muti 2.0.

Un po’ meno “classico” invece l’esempio di Amir Netz, Technical Fellow di Microsoft, che ha esordito con “I’ll tell you a story about big data and cows. I warn you: it is a dirty story!” (Vi racconterò una storia su big data e mucche. Vi avviso: è una storia sconcia!). La sua storia su Antonio the farmer e le sue mucche oltre a farci fare una mezz’ora di risate che neanche nelle prime edizioni di Zelig, è stata davvero didattica e funzionale allo scopo di mostrarci l’importanza di questi tanto chiacchierati big data. Non ve la racconto integralmente perchè so che abbiamo lettori anche molto giovani e non voglio scendere nei dettagli, vi dico solo che comincia con dei sensori-cavigliera messi su delle mucche e finisce con l’aumentare del 40% la possibilità che queste mucche abbiano dei vitellini.

Ci avreste mai pensato fino a qualche anno fa che algoritmi, analisi e tecnologie, tutte cose così legate a logica, numeri e silicio avrebbero avuto un impatto così diretto su un contadino di un paesello sperduto e sulle sue mucche? Che da qualche parte nel mondo il fatto che qualcuno si sia intestardito a provare la correttezza di una sua ipotesi, o abbia passato nottate a cercare di far funzionare il suo dispositivo abbia avuto come consequenza diretta che qualcuno grazie a quell’ipotesi è stato in grado di sfamare tutto il suo paese o grazie a quella tecnologia è potuto tornare a casa prima e passare un po’ di tempo coi suoi figli? Ecco, questo è proprio quello su cui ci ha fatto riflettere Satya Nadella nel suo talk: non dimenticarsi che siamo esseri umani. Che detta così può sembrare la madre di tutte le ovvietà, ma a volte – soprattutto quando con gli umani non ci lavori proprio a strettissimo contatto tutti i giorni – può sfuggire di mente o, peggio, può capitare di passare giorni a desiderare di essere nati vulcaniani perchè, almeno, avere una mente votata interamente alla logica e al razionalismo è un po’ più utile del barcamenarsi fra uno stato emotivo e l’altro senza raggiungere alcun obiettivo concreto. Ma questo non è per niente vero: è proprio dall’empatia e dal nostro essere umani ed emotivi che nascono le cose migliori, come il progetto degli studenti del liceo Fermi di Padova, Baby Goldrake, che ha presentato Satya durante il suo talk e che lo ha talmente colpito da aver voluto conoscere personalmente gli studenti che lo stanno sviluppando. Questi ragazzi si sono messi in gioco e stanno lavorando a dei software che permettano ai bambini ricoverati negli ospedali di interagire con dei robot NAO (quelli di cui vi raccontavo qui), o anche con altri dispositivi elettronici, controllandoli a voce o addirittura con le onde cerebrali.

E cosa ci riserva il futuro secondo Satya Nadella? Lui ci ha mostrato una piccola anteprima con un video demo di quello che dovrebbe fare Microsoft HoloLens, e vi posso garantire che quando ha affermato che gli ologrammi sono la nuova frontiera della tecnologia l’intero pubblico (circa 3000 persone, di cui molti studenti, ma anche molti professionisti tutti in giacca e cravatta) ha reagito come una folla di 12enni al concerto degli One Direction, inclusa la sottoscritta.

Nadella ha poi concluso il suo talk dicendo: “I really love that line that says ‘When you change the way you see the world, you change the world you see’, as it captures the essence of what digital technology in the hands of developers, individuals and organization can do, because ultimately is about us having bold ambition and dreams and going after them fearlessly and for technology to be that tool that amplifies human ability to achieve great things” (“Mi piace molto quella frase che dice ‘Quando cambi il modo in cui vedi il mondo, cambi il mondo che vedi’, perchè cattura l’essenza di cosa la tecnologia digitale possa fare nelle mani di sviluppatori, individui e organizzazioni, perchè alla fine riguarda noi che abbiamo ambizioni spavalde e sogni, e li inseguiamo senza paura, e la tecnologia diventa lo strumento che amplifica la capacità umana di ottenere grandi cose.”).
Penso che sia inutile aggiungere altro, vi lascio quindi con il link al video integrale del talk di Satya Nadella e con una citazione di uno degli ultimi episodi di The Big Bang Theory, giusto perchè se Sheldon Cooper e il CEO di Microsoft ti dicono la stessa cosa nell’arco di pochi giorni, forse tutti i torti non li hanno.

Sheldon: Leonard, how could I have been so foolish, to try and follow in the footsteps of a made-up alien race with no emotions?
Leonard: Well, now instead of idolizing fictional characters you can focus on the real people who are already in your life.
Sheldon: Those are very wise words.
Leonard: Thank you.
Sheldon: They’d just be so much more comforting if they came out of a television.

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