Gli autori

Samuele Vinanzi

SamueleMi chiamo Samuele e sono nato a Palermo venticinque anni fa. Mi sono laureato in ingegneria informatica nel 2013 e attualmente sono uno studente del corso di laurea magistrale, nella speranza di riuscire a specializzarmi in intelligenza artificiale e robotica. La mia passione per l’informatica nasce sin dalla tenera età, quando mi approcciai per la prima volta ad una macchina dotata solo di MS-DOS. Con il passare degli anni decisi di voler studiare questa materia, seppur con il tempo l’ambizione andò mutando: se alle scuole elementari dicevo di voler diventare un “operatore di computer”, alle superiori mi diplomai come perito tecnico per poi laurearmi come ingegnere. L’interesse per la robotica e per l’IA mi sopraggiunse d’improvviso, da un giorno all’altro: riflettendo mi resi conto che, secondo il mio personalissimo parere, quello dei cervelli artificiali è il campo di applicazione più evoluto e avanzato dell’informatica.
Parallelamente a tutto questo, ho da sempre coltivato la mia vena creativa e scrivo dall’età di sedici anni, specializzandomi in storie fantasy di vario stampo. Recentemente ho pubblicato un libro, “Prect en Rahkoon: Spettro di Ghiaccio” edito da una casa editrice palermitanata e tuttora sul mercato.
Ho deciso di iniziare a lavorare su questo blog perché, a mio parere, non si può fare scienza senza ragione di causa. Un testo d’ingegneria può spiegare come fare qualcosa, ma sta all’ingegnere decidere cosa fare. Quale modo migliore per deciderlo, dunque, ed avere una visione più ampia sul campo lavorativo a cui ambisco se non tramite riflessioni e scambi di opinioni con coloro i quali lavorano nel mio stesso ambito ma non sul lato puramente tecnico?


Selenia Anastasi

21048_1248445504209_3588913_nMi chiamo Selenia, ho ventitré anni e sono nata e cresciuta a Catania, alle pendici di un vulcano di cui ho imparato a sopportare ogni capriccio. Sono un’eterna studentessa di Scienze e Lingue per la Comunicazione, una scrittrice persa a tempo perso, una che sa iniziare mille cose e finirne nessuna, con la passione per il teatro, la filosofia, la letteratura, la sociologia e tutto quel che si può definire Arte. A cinque anni ho imparato a scrivere e a sette ho dato inizio al mio primo diario (lo avevo antropomorfizzato e si chiamava Lalì). A dodici anni ho capito che la filosofia non era roba per adulti quando nella libreria della mamma trovai un libro di Epicuro e ne capii il senso senza interrogarmi troppo sulle dinamiche storiche e morali che lo riguardavano, un po’ come tuffarsi dentro un quadro di Picasso e vederci solo strane donne deformi, apprezzandone comunque le fattezze perché consci di essere di fronte a qualcosa di oggettivamente eccezionale. Con questa sete e per questo bisogno spasmodico di analizzare, di capire il meccanismo che sta dietro cose apparentemente semplici, di non essere capace di fermarmi mai alla superficie, ho deciso di non crescere mai e di guardare alle cose del mondo con lo stesso stupore e curiosità di allora. Devo ammetterlo: non sono mai stata un’amante della matematica, dei numeri, di quel che è “scienza” nel senso più stretto del termine, quella che la maestra spiegava su noiosissimi quaderni a quadretti e in liste infinite di esercizi da fare a casa. Non mi piaceva rinunciare a giocare, a scrivere sul mio diario, a disegnare, perdendo il mio tempo in cose, per me, così distanti dal quotidiano. Avevo quindici anni quando mio padre mi mise in mano un libro di Piergiorgio Odifreddi (a quel tempo frequentavo il secondo anno del Liceo Classico) e mi spiegò di come in realtà la filosofia che tanto amavo non aveva nulla di meno né di più da offrire, della matematica “inutile ed arida” che avevo sempre snobbato e così capii: non si può parlare di Uomo tralasciando parti di quel grande puzzle che chiamiamo Cultura, così come non si può guardare ad un quadro di Picasso dimenticandosi di essere di fronte al tentativo di un genio di mostrarci che le cose hanno quattro, cinque, sei… infinite prospettive da cui poter essere osservate. Tutto quel che ci riguarda è Storia e Filosofia; la Matematica è Filosofia; tutto quel che è Filosofia e Storia è Cultura; tutto quel che è Cultura è Uomo; tutto quel che è Uomo e dell’Uomo è Sociologia.
Questo blog nasce dall’unione di due cervelli interessati, se pur su due fronti diametralmente differenti, alla sostanza di cui è fatto l’Uomo di ieri, di oggi e di domani e lo dedico a mio padre, Umberto Anastasi, un uomo di scienza fonte inconsapevole di profonda ispirazione.


Marilena Pintagro

Mi chiamo Marilena e sono nata a Roma nel marzo 1991, giusto in tempo per l’apertura delle uova di Pasqua. Studio ingegneria informatica a “La Sapienza”, nel 2013 ho conseguito la laurea triennale e adesso mi sto specializzando nell’ambito dell’analisi, gestione e rappresentazione dei dati. Credo nell’amore a prima vista da quando alla veneranda età di 8 anni usai per la prima volta un computer e capii che da grande avrei dovuto assolutamente studiare informatica perchè quella macchina era davvero troppo affascinante e dovevo saperne il più possibile. Questa sete di conoscenza me la sono portata appresso da quando ero piccola, e quindi non c’è da stupirsi che la mia tesina di maturità fosse sulle conoscenze proibite e che adesso il mio ambito di competenza sia quello di trasformare insiemi di dati in informazioni.
Oltre ad essere un’aspirante ingegnere sono anche un’educatrice ACR (Azione Cattolica dei Ragazzi), che vuol dire tante di quelle cose che ci vorrebbero almeno altre tre biografie per dirle tutte, ma in sintesi consiste nell’avere cura di un gruppo di ragazzi, i miei hanno fra i 9 e gli 11 anni, aiutandoli, attraverso il gioco, a coltivare la loro relazione con se stessi, con gli altri e con la loro fede. Fare ACR è, fra tutte, la cosa che negli anni mi ha più permesso di “restare umana” senza perdermi nei miei labirinti mentali fatti di puro razionalismo e codice binario. Molti restano stupiti di come si possa essere allo stesso tempo cattolici e ingegneri, io credo invece che siano due facce della stessa medaglia e solo riuscendo a bilanciare scienza e fede si riesca a restare ancorati alla realtà.
Mi piace scrivere perchè mi aiuta a dare una forma concreta ai miei pensieri, e ho iniziato a farlo su questo blog perchè lo ritengo il posto giusto per riflettere e raccontare di come non sia vero quel luogo comune che vuole che “l’ingegnere non vive, funziona”.

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