Fiere, conferenze, eventi

Cosa si prova ad essere un robot?

Di Samuele Vinanzi

«Mio padre ha provato ad insegnarmi le emozioni umane. Sono… difficili.»
«Le emozioni non sembrano essere una simulazione molto utile per un robot: non vorrei che il mio tostapane o l’aspirapolvere fossero così emotivi.» – Dialogo tra il robot Sonny e Will Smith nel film “Io, Robot”

Quel che segue è il resoconto di ciò di cui si è discusso al quarto incontro del ciclo “L’uomo e la tecnologia: capire il presente, pensare il futuro” promosso dalla Residenza Universitaria Segesta e dal gruppo Scienze e Non Solo a cui ho avuto la fortuna di partecipare come spettatore. Il titolo del seminario è stato: “Un robot può amare? È capace di emozioni?”. Il relatore di tale discussione è stato il professore Luciano Sesta.

Thomas Nagel è un filosofo americano, affiliato alla New York Univeristy, che nel 1974 scrisse un articolo intitolato: “Cosa si prova ad essere un pipistrello?”. In quel trattato, egli tenta di illustrare un punto di vista molto interessante riguardo alla ricerca scientifica, prendendo come esempio la neurofisiologia dei pipistrelli. In particolar modo, egli afferma che siamo perfettamente in grado di spiegare come funzioni, a livello biologico e fisico, il suo sistema percettivo costituito dall’emissione e ricezione di onde ad ultrasuoni (quel meccanismo che definiamo “sonar”). Tuttavia, nonostante la completezza della nostra descrizione, vi è un enorme gap esplicativo, come lo definisce Nagel stesso: non possiamo in alcun modo cosa si provi ad essere il pipistrello e ad interagire con il mondo attraverso quel particolare sistema percettivo, avendo la facoltà di emettere ultrasuoni e distinguere le nostre stesse onde di ritorno da quelle degli altri. Possiamo simularlo nelle macchine, ma ciò non ci dà un’idea di cosa si provi nella realtà. (altro…)

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Future Decoded: una giornata col CEO di Microsoft

Di Marilena Pintagro

Correva l’anno 2000: il mondo si riprendeva dallo spavento del millenium bug, Britney Spears pubblicava il suo secondo album, Zoff allenava la nazionale e una bimba di 9 anni si apprestava a leggere il suo primo libro di informatica, curiosa di saperne di più sul computer arrivato in casa da qualche mese. In questo bel libro erano spiegate un sacco di cose e in particolare un intero capitolo era dedicato a Windows, un “sistema operativo” che faceva girare tutto quanto. Questo Windows era creato dalla Microsoft, un’azienda fondata da un tale Bill Gates. “Ah!” si disse la bambina “finalmente nominano una persona vera!”, perchè, in effetti, il nome di questo Bill Gates era il primo che appariva nel libro, visto che negli altri capitoli si descrivevano solo programmi e componenti hardware. La bimba ci riflettè un po’ su e, mostrando un precoce fiuto per l’economia e gli affari, decise: “Da grande sposerò Bill Gates e diventerò co-proprietaria della Microsoft!”. Il piano era brillante, c’era però un solo problema: la differenza di età era davvero parecchia. Ma la bambina non si diede per vinta, ci ragionò un po’ su e cambiò il suo piano in: “Sposerò il figlio di Bill Gates ed erediterò la Microsoft!”.

Quindici anni – e qualche lezione di economia – dopo, arriviamo al 12 novembre 2015, giorno in cui Satya Nadella, CEO di Microsoft (o, per i non addetti ai lavori, quello che ha preso il posto di quello che ha preso il posto di Bill Gates), fa il suo primo talk in Italia, in occasione del Future Decoded a Roma. Ovviamente non potevo perdere un evento del genere e la piccola digressione iniziale è per dare un’idea di quanto aspettassi con ansia un evento del genere.
Ma la giornata non si può assolutamente ridurre solo ai 45 minuti di intervento di Mr. Nadella, tutti i talk a cui ho assistito mi hanno colpito ognuno a modo suo, quindi procediamo con ordine.

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Il pensiero del robot

Di Samuele Vinanzi

«Se hai creato una macchina cosciente non si tratta della storia dell’uomo, questa è la storia degli dei.» – Domhnall Gleeson nel film “Ex Machina”

Ciò che segue è il resoconto di ciò di cui si è discusso al secondo incontro del ciclo “L’uomo e la tecnologia: capire il presente, pensare il futuro” promosso dalla Residenza Universitaria Segesta e dal gruppo Scienze e Non Solo a cui ho avuto la fortuna di partecipare come spettatore. Il titolo del seminario è stato: “Io penso e tu, robot, che fai?”. I relatori di tale discussione sono stati i professori Salvatore Gaglio, Antonio Chella e Gianluigi Oliveri, rispettivamente docenti di Intelligenza Artificiale, Robotica e Logica presso l’Università degli Studi di Palermo.

Nel maggio del 2010, la prestigiosa rivista Scientific American pubblicò una lista destinata a diventare famosa: si tratta dell’elenco dei 12 possibili eventi futuri che, semmai dovessero verificarsi, cambierebbero per sempre il nostro mondo. Dando un’occhiata a quella lista, troviamo di tutto: dall’impatto di un’asteroide ad una guerra nucleare, dallo scioglimento dei poli alla scoperta di vita extraterrestre. In mezzo alle altre voci se ne trova una che per noi appassionati di scienza e tecnologia spicca tra le altre: la creazione di macchine autocoscienti. Su questo tema scottante, l’opinione si è sempre divisa tra chi crede che l’intelligenza artificiale possa costituire un pericolo terribile e chi, invece, snobba queste considerazioni apocalittiche affermando che ciò che accade nel cervello dei robot è solo mera logica di programmazione. Per far sì che anche il lettore meno esperto riesca a formulare una propria opinione in merito (e con la scusa di voler riepilogare quanto discusso nel corso della conferenza da cui questo articolo prende vita), illustreremo per vie molto generali ciò di cui si parla quando si nomina l’intelligenza artificiale e la confronteremo con l’intelligenza umana. (altro…)

Il futuro è passato alla Maker Faire

Di Marilena Pintagro

Il 16, 17 e 18 ottobre 2015 all’interno della città universitaria de La Sapienza si è tenuta la terza edizione della Maker Faire Rome.

E che è ‘sta Maker Faire?

Questa è stata la domanda più gettonata delle ultime due settimane. Per dirlo in parole comprensibili anche a mia nonna “‘sta Maker Faire” sarebbe “La fiera delle invenzioni”.
Non voglio stare qui a stilare classifiche delle 10 cose più belle che ho visto alla Maker Faire, principalmente perchè non saprei a chi dare il primo posto fra la stampante 3D più grande del mondo e quel gran pezzo di robot di Walkman, ma anche perchè di cose meravigliose in due giorni a spasso per la fiera ne ho viste talmente tante che una top ten non basterebbe.
Come ha detto durante la conferenza di apertura il Rettore de “La Sapienza”, Eugenio Gaudio, il motto della nostra università è “Il futuro è passato qui” e lo possiamo dire in senso letterale: quello che per tre giorni è stato esposto nei padiglioni costruiti per l’occasione nella città universitaria, fra pochi anni sarà in tutte le nostre case.
Quattro in particolare sono stati i protagonisti assoluti che ci hanno permesso di fare un piccolo viaggio nel tempo nel prossimo futuro. (altro…)

La tecnologia produce l’uomo?

Di Samuele Vinanzi

«Gli uomini sono diventati gli strumenti dei loro stessi strumenti.» – Henry David Thoreau

Ciò che segue è il resoconto di ciò di cui si è discusso al primo incontro del ciclo “L’uomo e la tecnologia: capire il presente, pensare il futuro” promosso dalla Residenza Universitaria Segesta e dal gruppo Scienze e Non Solo, a cui ho avuto la fortuna di partecipare come spettatore. I relatori di tale discussione sono stati l’ingegner Giovanni Nofroni e il reverendo Giuseppe Brighina.

Qual è la differenza tra una drosophila, un comunissimo moscerino della frutta, ed un prodotto della tecnologia moderna quale il personal computer? Può sembrare una domanda banale, forse anche offensiva per l’intelletto del lettore, eppure basta guardare la questione da un punto di vista leggermente diverso per rendersi conto della reale motivazione che spinge alla sua formulazione. Se consideriamo il numero delle operazioni al secondo in grado di essere effettuate dal cervello di questa piccola creatura, infatti, scopriremmo che non è dissimile dallo stesso valore raggiunto da un moderno processore. Questa rivelazione, se così vogliamo chiamarla, apre le porte di scenari ancora più vasti; basti pensare al salto tecnologico compiuto negli ultimi anni, ed in particolar modo dall’inizio di questo secolo: in poche decadi di studi, infatti, l’uomo è riuscito a produrre un macchinario che ha lo stesso potenziale elaborativo del cervello di un’essere vivente.
La nostra logica compie quasi automaticamente il passo successivo, chiedendosi in che rapporto sia quello stesso computer con la mente umana. Il dislivello, qui, è molto grande e quest’ultima sembra essere in netta superiorità rispetto al suo corrispettivo di silicio. Tuttavia, ci aspettiamo che negli anni il cervello umano cambi molto poco, forse di una quantità infinitesimale se confrontata con ciò che accadrà alle capacità di calcolo degli elaboratori digitali. Sembra allora che il progresso tecnologico ci stia spingendo sempre più verso la realizzazione di macchine che sappiano reggere il confronto diretto con ciò che è naturale: in questo senso, la tecnica moderna mira ad imitare l’evoluzione, col vantaggio di non dover sottostare ai suoi tempi inesorabilmente lenti. (altro…)